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Fideuram riprende i sensi, SPI eviterà posizioni di forza .................

Barbarella

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Inviato il 29/09/2004 - 14:10

Fideuram riprende i sensi. L'azione recupera infatti l'1,79% riportandosi a quota 3,75 euro dopo essere scivolata quasi del 5% ieri a causa delle dimissioni a sorpresa di Mario Cuccia dalla carica di direttore generale. Formalmente le motivazioni alla base della decisione di Cuccia risiedono esclusivamente nella non condivisione circa l'eventuale allocazione di una quota di minoranza di Banca Fideuram all'interno del gruppo, fermo restando il controllo da parte di Sanpaolo Imi che ne detiene il 64,2%.

Questa riallocazione all'interno del gruppo delle quote di partecipazione di fatto non modifica nulla in termini di possesso, ma potrebbe essere avvertita come una mossa della controllante di essere più ingombrante operativamente nell'attività della controllata. "Si potrebbe ipotizzare che la riallocazione possa avvenire a favore del nuovo polo assicurativo o di SanPaolo Wealth Management", suppone in una nota di oggi Floriana Amari, analista di RasBank.

In questo modo si renderebbe più plausibile il collocamento di prodotti da parte della rete Fideuram non solo a marchio BPI, ma anche di prodotti di terzi, come vengono indicati tutti i prodotti con marchio differente seppure appartenenti al gruppo Sanpaolo. "Se, da un certo punto di vista, questa possibilità permetterebbe l'ampliamento della gamma di prodotti che il promotore è in grado di offrire alla propria clientela, dall'altro sarà interessante verificare a quali condizioni la distribuzione/collocamento dovrebbe avvenire", si interroga l'esperta della banca d'affari milanese.

A condizioni di mercato e senza incentivi di distribuzione differenti secondo il prodotto collocato, dovrebbe essere del tutto indifferente per il promotore piazzare una tipologia di prodotto con un marchio differente rispetto all'usuale. Se invece non ci fossero parità di condizioni, e quindi i promotori fossero incentivati, o fosse in qualche modo più conveniente il collocamento di un prodotto con un marchio differente, si può presupporre che il danno maggiore possa ricadere più sul gestore che non sulla rete di vendita.

Ad esempio, con un collocamento più cospicuo di prodotti a marchio SPI e non BFI, sarebbe Fideuram, in qualità di gestore, a vedere il ridursi delle proprie masse e raccolte nette in calo se non addirittura negative. "La rete subirebbe, oggettivamente, minori svantaggi se non quello di avvertire una minore indipendenza che da sempre la contraddistingue", spiega sempre Floriana Amari.

La temuta minore autonomia è evidentemente uno degli assilli che maggiormente preoccupa i promotori Fideuram, come si è già reso evidente all'annuncio dei progetti di riorganizzazione. Allorquando, nel novembre del 2003, fu annunciato il progetto di ristrutturazione con il trasferimento degli asset assicurativi in Fideuram e del trasferimento dei fondi a Sanpaolo, la reazione dei promotori fu compatta nel senso di non approvare il progetto.

Il timore più grande era connesso al fatto che potesse ridursi l'autonomia della banca romana e soprattutto venisse modificato l'attuale rapporto che lega l'azienda ai promotori. Questi ultimi temevano una trasformazione del proprio ruolo ovvero che da consulenti globali, in futuro, si trasformassero in promotori assicurativi.

Nonostante lo scampato pericolo con il progetto reso noto di de-merger delle attività assicurative a favore di Sanpaolo, "tale riallocazione delle partecipazioni, presso, presumibilmente, il nuovo polo assicurativo o verso l'alter ego di Fideuram, Sanpaolo Wealth Mgm, nonchè le dimissioni dell'Ad Ruffolo e di Cuccia creano confusione", aggiunge Floriana Amari.

Allo stesso tempo, "tolgono serenità in tutti coloro che lavorano nell'asset gatherer, visto che non è chiaro verso quale direzione si voglia andare", afferma l'Amari. "Noi siamo dell'opinione che Sanpaolo debba avere tutto l'interesse nel salvaguardare il valore della propria controllata Fideuram e dunque quello della rete che lei rappresenta".

"Quindi, presumibilmente, si eviteranno posizioni di forza tale da indurre l'esodo di una parte di promotori, sebbene è comunque ipotizzabile che qualche fuoriuscita si realizzi", sostiene l'analista di RasBank. Sposando tale idea, Floriana Amari ha ribadito il consiglio d'acquisto (buy) sul titolo Fideuram ma, in virtù dell'incertezza che aleggia, ha applicato uno sconto del 10% al suo target price a 5,28 euro che adesso diventa pari a 4,75 euro per azione.
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